Referendum. Fi e Noi moderati presentano proposte per aumentare a un milione i consensi da raccogliere, al contrario il M5S chiede di ridurre a un terzo il numero dei voti validi
PAOLA LO MELE
ROMA. Arrivano in Senato due proposte di legge dalla lato contrapposto, da Fi e M5S, per riformare l’articolo 75 della Costituzione sui referendum. Una terza è stata presentata alla Camera, da parte di Noi Moderati. La prima proposta, a firma del presidente dei senatori forzisti, Maurizio Gasparri, e di Adriano Paroli, punta ad aumentare le sottoscrizioni necessarie per lo svolgimento di questi da 500.000 a 1.000.000 e il numero di Consigli regionali da 5 a 10. Simile quella del partito di Lupi, che propone di innalzare i requisiti al 2% degli aventi diritto al voto (all’incirca un milione), e destinare il quorum alla sola consultazione referendaria. Da parte della galassia pentastellata, guidata dalla senatrice Alessandra Maiorino, invece, l’intenzione è di ridurre quanto più possibile la soglia di partecipazione.
Le intenzioni degli azzurri, messa nero su bianco, è quella di «rafforzare» il sistema dei quesiti referendari e «rilanciare l’istituto del referendum». E per farlo bisogna «evitare l’abuso» dello strumento da parte delle forze politiche di opposizione, che negli anni avrebbero promosso iniziative «strumentali» per «raggiungere visibilità» e fini elettorali. Uno degli obiettivi principali è quello di evitare un nuovo flop come quello della scorsa consultazione sulla giustizia, dove non si è raggiunto il quorum. In parallelo, il Movimento 5 stelle – da sempre schierato a favore della partecipazione – presenta una proposta che punta invece a modificare il quorum, rendendolo proporzionale ai votanti alle precedenti elezioni europee, ovvero al 50% degli aventi diritto. Il Movimento, come si legge nella scheda del ddl, rimarca la scarsa affluenza ormai consolidata, a prescindere dall’oggetto del referendum, «impossibilità, alla luce dei dati storici, di raggiungere il quorum di validità» e la necessità di non ignorare le istanze dei cittadini. Fatto salvo l’obbligo di non registrare abusi anti referendari sul sistema, «la maggioranza dei votanti è un milione di consensi – è un dato di partenza che non ha bisogno di quorum matematici».
«Sono lecite tutte le discussioni, ma l’ossessione per ridurre i quorum, ridurre i quorum, ridurre i quorum è davvero fuori dal mondo», attacca Gasparri, che invita a «riflettere anche sulle parole del ministro Calderoli» secondo cui «non bisognerebbe ammettere l’uso dell’elettroniche per queste iniziative». «Ebbene» ribatte anche il neo segretario di +Europa, Riccardo Magi – «depositeremo anche noi una proposta di iniziativa popolare sul quorum ma con una soglia di ammissibilità più equa». Tra i primi ad annunciare già un’iniziativa popolare per limare il quorum, il comitato «Basta Quorum»: 50mila firme raccolte in 24 ore.
Intanto, un sondaggio di Iti fotografa la sensibilità degli elettori: il 60% ritiene necessario abbassare il quorum (contro appena il 40% di percentuale che si dice a favore di mantenerlo, con una forbice che si allarga tra gli elettori di opposizione, dove la soglia si abbassa al 38,5% tra quelli della maggioranza). Alla domanda su quale soglia di partecipazione si ritenga sufficiente per rendere un referendum popolare valido: 1 su 6 (il 16,1%) e si rivelano tra quelli di centrodestra.
