La maggioranza dei romani è contraria agli spettacoli privati in maschera organizzati per i clienti di Airbnb dentro il Colosseo. Ma in realtà l’opinione pubblica è quasi spaccata in due gruppi paritari: perché per poco meno della metà dei cittadini della Capitale gli investimenti privati per restaurare i monumenti sono indispensabili. E quindi ben venga Airbnb. E’ questo l’esito della ricerca condotta da IZilab, società specializzata nella valutazione economica-finanziaria e negli studi di fattibilità dei progetti, in merito alla contestata idea lanciata le settimane scorse dal gigante web degli affitti brevi: un milione e mezzo donati al Parco archeologico del Colosseo, gestito dal ministero della Cultura, al fine di restaurare il museo interno dell’anfiteatro, in cambio della possibilità di poter organizzare una rappresentazione storica sull’arena, ovviamente fuori orario di visita, per 16 fortunati clienti di Airbnb scelti attraverso una lotteria online. Per ora, nonostante le pressioni del Comune di Roma, contrarie all’iniziativa, la parodia con i gladiatori moderni dentro il Colosseo, si terrà lo stesso.
Secondo il sondaggio di IZilab anche il 53,4% dei romani, questa la percentuale esatta degli indignati, si è dichiarato contrario, criticando l’esclusività dell’accordo e ritenendo che l’iniziativa di Airbnb contribuisca al fenomeno dell’iperturismo. Tra le motivazioni maggiormente segnalate ecco poi quella che considera l’esperienza culturalmente svilente e inappropriata, oltre che riservata a pochi privilegiati. Insomma, per poco più di un romano su due si tratta di una mercificazione del patrimonio culturale che riduce il monumento a una mera attrazione commerciale. Come detto, però, ben il 46,6% dei romani si è detto invece favorevole all’iniziativa. Per quale motivo? Pesano molto i benefici economici per il restauro del Colosseo. Molti, tre su quattro, il 74,4% per la precisione, pensano anche che queste esperienze contribuiscano a rafforzare il valore culturale mentre oltre la metà (55,8%) considera accettabile uno scambio limitato di utilizzo privato in cambio di investimenti nella conservazione del patrimonio.
“La ricerca” – ha commentato il CEO di IZilab, Martino Bellincampi – “mostra un’opinione pubblica polarizzata. Dal nostro punto di vista crediamo manchi un processo partecipato di condivisione delle politiche, che sia condiviso con le persone, per capire quale disegno mettere in campo per valorizzare il patrimonio culturale. È opportuno che la comunità si confronti, che cittadini, corpi intermedi, privati e istituzioni si mettano seduti e stabiliscano quale Roma vogliamo da oggi al 2030, a partire dalle politiche culturali”.
Domani si consumerà l’ultimo tentativo del Comune di Roma, attraverso l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, di convincere i responsabili della piattaforma web a trasformare lo scambio commerciale in un atto di puro mecenatismo, come fece Diego Della Valle ai tempi del restauro del Colosseo, senza rappresentazioni in calzari e finte armature. In attesa di questo, lo studio ricorda comunque come la percezione del turismo stia cambiando tra i romani, ormai alle prese tutti i giorni con una moltitudine di visitatori, forse fin troppi, centinaia di bus stazionati incolonnati sulle strade e carenza di abitazioni in centro a causa della loro progressiva trasformazione in bnb. Oggi il 24,6% degli intervistati vede nel turismo un’opportunità di sviluppo economico mentre il 31,4% lo percepisce negativamente per i suoi effetti sul tessuto sociale e urbano. Un fenomeno che sta colpendo Roma da diversi anni e che, ancora più gravemente, ha trasformato in peggio il tessuto abitativo e la vivibilità di altre città d’arte italiane, a partire da Venezia e Firenze.
Emiliano Pretto
